e io arriva la comunicazione che il nostro regno, che si appoggia su splinder, deve chiudere e se vogliamo possiamo salvare tutti i dati del nostro regno e trasferirli su un altro territorio. Siccome è questo il nostro regno, costruito e distrutto e costruito in anni e anni, decidiamo che trasferirlo sarebbe cosa poco sobria e che i regni in fondo hanno tutti un loro destino, e questo destino significa talvolta essere cancellati definitivamente per fare spazio a nuovi regni splendenti. Non si è mai sentito, dice mio salmone domestico, che San Marino possa essere spostato pari pari in Lombardia, così come mai si è sentito che un salmone domestico risalendo la corrente venga trasportato con una bacinella in un altro fiume al fine di completare il suo ciclo vitale. E in fondo, dice mio salmone domestico su una poltrona mendini mentre fuma la sua pipa, ho come l’impressione che sia tempo di lasciarci, ma niente finali tragici si intende.
Allora, con la sobrietà che lo contraddistingue, mio salmone domestico prende uno a uno tutti quanti e inizia a sistemarli in fila. Prende madrelinguaspagnola, avvocatessa e avvocato, federalista trasversale, sagomadigattuso, marypoppins, elonoraduse, pessoa rodriguez pontormo, lentiacontatto, canebianco, criticomilitante, coso, miominuscolofratello, giorgiov e marcop, pec, anna, silvia, giovanna, alice, valentina, claudia, alessandra e tutti gli altri che senza saperlo erano dentro il regno e si prodigavano per costruirlo. Loro non lo sapevano, dice mio salmone domestico, ed erano qui ignorando di esserlo, ed erano bellissimi tutti insieme quando si passavano i mattoncini, ed era un mattoncino ogni cosa bizzarra che mi facevano capitare nella vita e che io sistemavo nel regno, era mattoncino il barista dell’aneddoto ed era mattoncino la signorina della banca, era mattoncino il capotreno ed eri mattoncino anche tu che stai leggendo. Ma ora basta che avevamo detto niente facili malinconie, dice mio salmone domestico. Poi mio salmone domestico, che i finali gli riescono mica, mette tutti quanti in fila e dà istruzioni all’intero gruppo per uscire ordinatamente dietro di lui. Ha un fogliettino in mano con il piano di battaglia per fronteggiare il mondo laffuori, perché il mondo laffuori fa paura (eleonoraduse lo sa, sta piangendo) ed è pericoloso per tutti loro. Compatti, urla a tutti, e lascia a ognuno di loro un elmetto e una tuta mimetica per mimetizzarsi nel mondo. Poi prende un flauto e lo fa vedere a tutti, s-e-g-u-i-t-e i-l s-u-o-n-o, capito?, dovete seguire sempre me e solo me, agli incroci se c’è rosso dovete fermarvi, tenete per mano il vostro compagno vicino, quando c’è tanta gente guardate me e non abbiate paura, e quando non mi vedete fermatevi e fate finta di essere morti finché non vi vengo a recuperare. Compatti, uniti, decisi. Sopravviveremo nel mondo e ci riconosceremo l’uno con l’altro dalla puzza nauseante di orchidea che contraddistingue le persone vissute nel regno.
Allora poi è il momento del mio addio. Mio salmone si infila il cappotto a lisca di pesce, guanti e cappello, e mi stringe la mano. Un vero piacere e un onore stare con te, gli dico, vorrei dirgli pure altro ma mi pare sempre che per le cose importanti non sia momento. Lui mi stringe la mano e forse vorrebbe dirmi qualcosa anche lui.
E uno dopo l’altro li vedo uscire seguendo il flauto, con la musica della barilla che mio salmone domestico è l’unica che sa fare; potevamo concludere con un Lohengrin o un Bolero di Ravel ma noi non siamo gente così, perché io e mio salmone domestico siamo gente di quest’altra specie, e in fondo, ho pensato mentre gli stringevo forte forte la pinna, a noi in fondo va bene così.